BLOCKCHAIN

Approfondimento

Cos’è una blockchain?

I termini e le definizioni che riguardano il mondo blockchain vengono spesso confusi, scambiati o travisati. Questo è quello che succede quando una nuova tecnologia inizia a diffondersi, si affaccia sul mercato ed influenza la quotidianità di un numero elevato di persone.

Uno degli errori più comuni di questi ultimi anni è pensare che la blockchain sia un semplice portafoglio virtuale per scambiarsi denaro. Non è così, pensarlo è un errore. Come vedremo più avanti, questo tipo di confusione deriva ovviamente dal fatto che la tecnologia blockchain ha avuto una grande diffusione grazie a Bitcoin, una criptovaluta nata nel 2009, che ha conosciuto una grande diffusione sul finire del 2014 e che ha fatto da “apripista” per questo nuovo mondo che molti chiamano Nuova Internet.

Ma la blockchain quindi cos’è?

Definizione

Potremmo iniziare dicendo che blockchain è una tecnologia che funziona come registro transazionale estremamente sicuro, un registro condiviso da tutte le parti che lo compongono e che operano all’interno di una rete attraverso il meccanismo di consenso.

Il sistema blockchain elimina la necessità di un controllo da parte di un’entità di terze parti: ciascuna parte di blockchain (“nodo”) registra e archivia tutti i passaggi di informazioni che avvengono all’interno del network.

La verifica delle informazioni avviene all’interno di ogni singolo blocco generato, da qui, appunto, block-chain.

Immutabilità, tracciabilità e sicurezza attraverso un procedimento crittografico sono le caratteristiche principali della tecnologia blockchain.

Più in generale, una blockchain può essere descritta attraverso questi cinque fattori:

  • Decentralizzazione

  • Trasparenza

  • Sicurezza

  • Immutabilità

  • Consenso

Alcuni vedono in questa nuova tecnologia uno strumento politico. Basandosi infatti sulle caratteristiche appena elencate, si tende a intravedere nella tecnologia blockchain una “nuova era della democrazia”.

La mancanza, o meglio, la non necessità di un organismo centrale di controllo fa sì, che ogni nodo diventi controllore e “verificatore della verità”, senza mai assumere un ruolo gerarchicamente superiore agli altri. Impossibile corrompere, modificare o forzare il sistema. Qualsiasi errore o tentativo di manomissione viene segnalato dal controllo incrociato e costante tra i vari nodi. Questa metodologia ha fatto pensare ad un valore “assoluto della democrazia”.

DLT

Uno dei concetti più importanti da sapere e capire prima di proseguire è il rapporto che intercorre tra blockchain e archivi distribuiti. Distributed Ledger Technology o libro mastro è un sistema che fa riferimento ad un registro distribuito, il quale viene creato, gestito, organizzato e controllato dai nodi della rete che lo compongono.

Fisicamente il database non si trova dentro ad un computer solo, ma è sincronizzato contemporaneamente su più computer.

Una blockchain può essere considerata appartenente alla categoria delle Distributed Ledger Technology o DLT. Ciascuna fase di creazione, gestione e controllo viene eseguita nella DLT attraverso algoritmi crittografici che permettono all’utente di accedere al sistema e muoversi all’interno di esso.

Ogni qual volta venga effettuata una transazione (per transazione si intende un semplice “passaggio di dati”), questa viene crittografata da un meccanismo di firma a doppia chiave asimmetrica, una pubblica e una privata. Ecco quindi spiegata la definizione di registro distribuito:

  • Registro perché tiene in memoria ogni scambio di dati

  • Distribuito perché scavalca la necessità di un controllo centrale e fa della stessa distribuzione tra i vari nodi il meccanismo di gestione e garanzia.

Il funzionamento corretto del database si poggia su due processi software molto importanti:

  • Replica del database: viene effettuata una continua e costante analisi del database su ciascun nodo. Ogni volta che viene individuato un cambiamento, questo viene portato dentro ad ogni database distribuito su ogni nodo per avere sempre un DLT uguale su tutta la rete.

  • Duplicazione: processo che assicura che tutti i registri abbiano gli stessi dati, garantendo inoltre che non ci siano sovrascritture sbagliate nei dati locali.

Ora, la validazione di ciascuna transazione all’interno di una DLT è basata sul concetto di Consenso, un meccanismo che gestisce la partecipazione dei nodi e “crea fiducia” all’interno della blockchain

Le DLT vengono caratterizzate dalle tipologie di gestione del consenso e le logiche di impostazione del registro. Si può definire Blockchain una Distributed Ledger Technology caratterizzata da un registro che gestisce le transazioni all’interno di una Catena di Blocchi.

Ogni nuovo blocco si aggiunge alla rete esistente grazie ad un processo di consenso distribuito su tutti i nodi della rete stessa. Tutti i nodi sono chiamati a convalidare e registrare ogni transazione di ciascun blocco.

Diviene quindi chiaro che riuscire a definire la blockchain in modo diretto e sintetico sia difficile e non del tutto corretto; risulterà sempre una definizione incompleta.

Blockchain è un modello che viene declinato di volta in volta a seconda di quale chiave di lettura viene data ai concetti base di decentralizzazione e partecipazione. Gli impieghi della blockchain possono essere svariati, non solo in campo economico.

Poiché ogni transazione non è nient’altro che un passaggio di informazioni, potremmo dire, sfruttando una metafora marinaresca, che la blockchain è un “registro di comunicazione”, una sorta di “diario di bordo” simultaneamente distribuito a tutti i marinai della barca che in tasca si ritrovano sempre la versione più aggiornata, verificata e approvata di tutti i comandi. La particolarità è che questa barca non ha comandante. Gerarchicamente parlando, non esiste un ruolo più elevato o privilegiato di altri. Tutti i marinai possono dare e ricevere ordini, attraverso il consenso unanime del resto dell’equipaggio.

Ritornando fuor di metafora, all’interno di ciascun nodo vengono registrate le comunicazioni del nodo stesso e del resto dell’intera rete. Per validare ogni passaggio viene usato un Timestamp immutabile, un Marcatore Temporale non modificabile.

All’interno del funzionamento del blocco, molto importante è il concetto di hash (funzione algoritmica informatica non invertibile che mappa una stringa di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza predefinita) che identifica il blocco in modo univoco e che permette il collegamento con il blocco precedente tramite identificazione del blocco precedente.

Le parti fondamentali

Una blockchain è quindi composta da:

  • nodo: chiunque entri a far parte della blockchain rappresenta un nodo. Tecnicamente e fisicamente parliamo di un computer connesso e agganciato alla rete.

  • transazione: ogni azione che avviene tra due o più nodi e definisce un passaggio di dati. Ogni transazione è tale dal momento in cui ogni nodo organizza, approva, valida e archivia l’intero scambio di dati. Ogni transazione deve contenere varie informazioni: persona che invia, indirizzo pubblico del ricevente e le Cryptographic Key. Lo scambio è sempre crittografato.

  • blocco: è un gruppo di transazioni che viene archiviato su il Libro Mastro Distribuito dai membri della blockchain. Il blocco per essere collegato al blocco precedente e, quindi, al resto della blockchain deve ricevere l’approvazione e la verifica di tutti i membri della catena. È immutabile e caratterizzato da un hash che contiene anche le informazioni relative al blocco precedente.

  • ledger: è il Libro Mastro costituito dall’insieme di blocchi tra loro uniti tramite crittografia e hash e nel quale vengono registrati tutti gli scambi. Ogni registrazione è immutabile, trasparente, ordinata e sequenziale.

  • hash: operazione non cancellabile che permette di mappare una stringa di testo o numerica di lunghezza variabile in una stringa unica e univoca di lunghezza determinata.

L’hash identifica ciascun blocco, è una sorta timbro sul “passaporto del blocco”.

Consenso

Prima dell’avvento del DLT, il Libro Mastro di un’azienda, di un gruppo o di una banca era uno solo. Tutti coloro che facevano riferimento al Database centrale avevano una relazione di fiducia nei confronti del gestore.
Il gestore era il garante di qualsiasi transazione o “spostamento di dati”, decidendo inoltre chi potesse accedervi e operare all’interno del sistema.
Come abbiamo già visto, il grande cambiamento della blockchain deriva dal fatto che non esiste più un garante centrale che detiene l’unico database, ma il registro viene condiviso tra tutti i nodi della rete che verificano, controllano e gestiscono ogni transazione e successivamente autorizzano ogni nuovo blocco.

Il Libro Mastro diventa molteplice e accessibile a tutti, sempre.
Ogni membro della rete è quindi in grado di effettuare una transazione e modificare quelle esistenti, ovviamente con il Consenso dato tutto il resto della rete.

Ma come è possibile che ogni nodo riesca a controllare tutte le transazioni e, quindi, a legittimarle?
Il meccanismo della blockchain permette che ciascun membro, verificato ed ammesso regolarmente alla rete di blocchi, possa analizzare ogni transazione in maniera del tutto automatica.
L’automazione del sistema blockchain è ciò che permette alla tecnologia di progredire regolarmente ed evitare possibili ritardi, disfunzioni o errori di gestione del consenso.
Il Libro Mastro diventa così distribuito con precisione, condiviso con rapidità, sicuro e resistente a corruzione.

Miner

È un ruolo importantissimo e fondamentale affinchè la blockchain evolva, aumenti e resti costantemente protetta.

Come abbiamo detto, un blocco è l’insieme di più transazioni che vengono unite, controllate e crittografate. Per far sì che un blocco venga creato e aggiunto al resto della catena, è necessario che venga risolto un complesso e articolato calcolo matematico che richiede grande capacità di elaborazione e potenza computazionale. Questa operazione assolutamente basilare viene definita Mining. Colui che la compie viene chiamato Miner.

La creazione e la gestione nel tempo di qualsiasi tipo di blockchain sarebbe impossibile senza operazioni costanti di mining. Ma, cosa altrettanto importante, in una “blockchain pubblica” chiunque può diventare un Miner e cercare di validare e crittografare il blocco successivo della blockchain.

I miner della blockchain sono quindi in competizione: la gara è nel riuscire a minare un blocco nuovo attraverso la potenza di calcolo del proprio computer. È una sorta di sfida alla risoluzione di un puzzle crittografico. Chi riesce ad arrivare alla soluzione del “rompicapo” prima degli altri avrà il diritto di garantire il blocco con la Proof of Work.
Questo serve anche come costruzione della fiducia all’interno della rete: un concetto da chiarire è che i nodi non si conoscono tra loro. Ogni nodo che costituisce la blockchain è “non-pubblico”, cioè non è possibile conoscerne l’identità. Ecco quindi che per creare fiducia, collaborazione e “aiuto” tra i vari nodi, il Proof of Work garantisce e valida transazioni e blocchi.

Qual è il vantaggio nel vincere questa corsa a “minare un blocco”?

Soldi.

Spieghiamo meglio. Ogni volta che un miner riesce per primo a minare un nuovo blocco, e aggiungerlo alla catena pre-esistente, viene ricompensato.
Il miner riceve in cambio una criptocurrency, una moneta virtuale, che dipende dalla tipologia della blockchain e che viene calcolata in base alle transazioni contenute nel blocco e allo “sforzo” compiuto per minare il blocco stesso. La somma che si riceve come ricompensa può quindi raggiungere un valore notevole e l’attività del miner può essere talvolta anche molto remunerativa. Verificata la validità di tutte le transazioni, il blocco viene creato e aggiunto alla catena grazie al controllo effettuato da tutti i nodi. Se in questa fase viene rilevato “qualcosa che non va”, un errore, il blocco non viene validato, viene rigettato e non viene aggiunto al resto della catena e tutti i nodi hanno la possibilità di vedere questo “rifiuto”.
Al contrario, se è tutto corretto, il blocco viene validato e diventa immutabile.

Per modificare i dati di un “vecchio” sistema con Libro Mastro Centralizzato è sufficiente corrompere e agire sul garante centrale. Questo non vuol dire che sia un’operazione facile, ma solamente che per eliminare o cambiare le transazioni registrate basta agire su un solo elemento della rete. Nella blockchain è totalmente differente.
Per modificare un blocco o una transazione o, più in generale, un dato registrato nel Libro Mastro si dovrebbe violare contemporaneamente tutti i libri distribuiti e contenuti nei singoli nodi della rete.
Un’operazione praticamente impossibile. Una qualsiasi anomalia o disparità tra i vari registri distribuiti verrebbe rilevata e rigettata dal sistema che andrebbe quindi in protezione. Per lo stesso motivo non esiste la possibilità di creare un falso libro mastro. Nella blockchain tutto avviene in maniera trasparente e controllabile da tutti in ogni momento.

Blockchain Permissioned

La struttura prevede che uno o più nodi della rete siano “speciali” e possano dare o negare l’autorizzazione ad un altro nodo di partecipare alla vita e alla creazione della blockchain.

È un tipo di struttura che viene spesso usata da banche, pubbliche amministrazioni o grandi imprese per gestire il rapporto con i propri clienti o utenti.

Blockchain Permissioneless

Non c’è alcun partecipante speciale o nodo “più importante” di altri all’interno della struttura della catena. Le autorizzazioni vengono date o negate simultaneamente da tutto il sistema blockchain.

Sia in una Blockchain Permissioned, sia in una Permissionless, la possibilità di avere un Libro Mastro distribuito e contenuto in ogni singolo nodo è possibile grazie a:

  • Creazione ed uso di complessi algoritmi di controllo e verifica dei dati

  • Crittografia

Questi strumenti permettono di rendere indelebili e non modificabili i blocchi creati e allo stesso tempo permettono a ciascun nodo di elaborare indipendentemente, ma sempre sotto la validazione simultanea degli altri nodi, le proprie operazioni.

Le DLT sono tecnologie che riprendono il concetto di registro e lo ri-creano; non è più una semplice trascrizione di dati, ma è un vero e proprio nuovo modo di intendere il rapporto tra persone e informazioni.

Il consenso diviene l’approvazione e la garanzia per qualsiasi transazione o blocco e necessita di una rete peer-to-peer per la gestione degli scambi e degli algoritmi di approvazione.

Sicurezza

Affinchè un sistema nuovo come le DLT regga e non crolli ai primi tentativi di corruzione o di modifiche fraudolente, il concetto di sicurezza è posto al centro di qualsiasi operazione e non viene mai sottovalutato.

L’importante rapporto che si crea tra i vari utenti della blockchain e tra gli utenti e l’interezza della rete è un rapporto di fiducia.

La fiducia data e ricevuta aumenta se accompagnata da un valore molto alto di sicurezza.

Più mi sento sicuro più opero e attuo transazioni, più creo nuovi blocchi più aumenta la fiducia, più la fiducia aumenta più la credibilità della blockchain cresce.

Una blockchain per delineare e rafforzare il concetto di sicurezza utilizza le marche temporali.

Timestamp o Marca Temporale

La Marca Temporale impedisce che possa venir annullato o alterato uno scambio appena avvenuto, apponendo informaticamente una data e un’ora alla risorsa scambiata. Tecnicamente è una sequenza di numeri o caratteri che certifica l’effettivo avvenimento di una transazione.

La sequenzialità e il concetto di “precedente” e “successivo” all’interno di una blockchain sono basilari.

L’immutabilità delle operazioni è garantita anche e soprattutto dal concetto di tempo.

Double Spending

Contrariamente a quello che si possa pensare, il Double Spending è una questione che non è comparsa con l’arrivo delle criptocurrency e con l’avvento delle blockchain. È comparsa molto prima, con l’arrivo dei primi computer e dell’era digitale.

Se avete appena scritto e salvato un documento Word, nella memoria del vostro pc c’è un file che contiene quello che avete da poco digitato, un file in codice binario.
Ipotizziamo che un vostro amico vi chieda questo documento. Voi lo prendete, lo allegate ad una mail e lo inviate. Il vostro amico scarica l’allegato e lo salva sul proprio pc.
Di quel documento iniziale esistono ora due copie, una sul vostro pc e una su quello del vostro amico. La copia potrebbe andare avanti all’infinto su più computer di più amici, ma anche all’interno dello stesso pc. Niente di grave. È solamente un documento Word di poca o nulla importanza.

Ma se sostituissimo quel file Word con una moneta virtuale? Come si potrebbe superare il problema di un “copia-incolla” di una moneta? Come si potrebbe evitare che una criptovaluta utilizzata per pagare un bene o in una transazione per ricevere un servizio, sia successivamente riutilizzata (dallo stesso nodo) per fare anche un altro pagamento, come se dal portafoglio-virtuale non fosse mai uscita? Come si potrebbe evitare questo problema di Double Spending?

Altro aspetto da non sottovalutare è che il Double Spending sia un problema anche etico. L’era di Napster ed eMule, della musica passata, scambiata e duplicata tramite rete peer-to-peer mise a nudo la questione. Numerosi furono i dibattiti e le discussioni per enucleare il tema. In quel caso, numerosi furono i cambiamenti che vennero attuati dall’industria discografica per correre ai ripari da un’onda di “crisi” che, nonostante le polemiche, correva indisturbata e che è arrivata fino ai giorni nostri (Spotify, Apple Music e servizi affini sono le conseguenze di quell’onda).
Oggi (anzi, già da molti anni) l’argomento è riemerso a livello di monete virtuali, internet banking e fintech. I rapporti commerciali, sempre più fluidi e immateriali, crollerebbero davanti ad un problema di double spending all’interno della rete di comunicazione. Non ci sarebbe credibilità nel rapporto tra pagante e pagato e non esisterebbe alcun tipo di garanzia in alcun passaggio.

Una delle possibili soluzioni al problema del Double Spending a livello di blockchain è arrivata dalla prima cripto-moneta apparsa al grande pubblico, vale a dire la Blockchain di Bitcoin.
In questa tecnologia si è attuato un annullamento del problema attraverso la generazione di una vera e propria carta d’identità della criptovaluta. È specifica, unica ed è come se contenesse un nome e un cognome propri della moneta. Ma soprattutto l’identità della moneta è costantemente aggiornata con “la storia del viaggio della moneta stessa”, una sorta di tracking che tiene traccia delle “cyber-mani” che hanno toccato la moneta e l’hanno usata.

La garanzia che queste informazioni non vengano alterate è sempre data dal meccanismo di controllo della blockchain. Non solo quelli interessati direttamente dallo scambio, ma ogni nodo della rete tiene traccia del passaggio di una moneta da un portafoglio ad un altro. In più, la moneta stessa scriverà dentro al proprio ID, come se fosse una sorta di curriculum, quando e per cosa e da chi è stata usata.

Proprio questa fase della Blockchain Bitcoin è stata oggetto di grandi critiche e polemiche inizialmente. Risolti i problemi e chiariti i dubbi iniziali, oggi si può dire che Bitcoin e le altre criptocurrency siano sicure e trasparenti.
Se un partecipante ad una blockchain volesse provare a creare una “copia della moneta” appena spesa per poterla riutilizzare nuovamente per un altro pagamento, il sistema riconoscerebbe subito il tentativo di frode e bloccherebbe il tentativo di Double Spending. Questo tipo di pratica da parte di un singolo nodo è molto difficile. Così difficile, che si potrebbe dire praticamente impossibile.

Token

Tra i primi token c’è stato Bitcoin.

Un token è un asset digitale (insieme di informazioni digitali) che può essere scambiato tramite protocollo all’interno della catena della blockchain senza che ci sia necessità di un intermediario.

Un token può contenere informazioni aggiuntive al suo interno che sono governate da smart-contracts.

Tipologie di Token

Token classe 1
è una vera e propria moneta, può essere traferita tramite blockchain, è garanzia della transazione e non conferisce alcun diritto ulteriore se non quello della proprietà del token stesso. Bitcoin è l’esempio classico di token di classe 1, ma nel tempo, sull’onda del successo Bitcoin, sono nate moltissime monete classificabili in classe 1 (Litecoin, Bitcoin Cash, ZCash etc,)

Token classe 2
è un token che conferisce al ricevente un diritto verso una controparte.

  • per pagamenti futuri: il token gestisce e garantisce in automatico che avvenga un pagamento futuro in base a specifici accordi precedenti (smart contract)

  • come asset: il token costituisce un diritto di proprietà di un determinato asset materiale o immateriale

  • pagamenti standardizzati: un membro acquisisce il diritto di ricevere un pagamento per un importo specifico e ben definito

  • gestione di servizi: un membro acquisisce il diritto di ricevere una prestazione o un servizio dato da chi ha emesso il token o da un soggetto terzo che abbia sottoscritto un accordo commerciale.

Token classe 3
è un token misto, conferisce diritti e rappresentano una proprietà. Solitamente con questo tipo di token, chi lo riceve non ha un diritto esercitabile direttamente verso chi lo ha emesso.

Fork

Per migliorare le prestazioni e le performance della blockchain e per gestire al meglio i protocolli che la sorreggono e la governano vengono usati i fork.

Soft Fork
Viene creato un update del protocollo blockchain compatibile con le versioni precedenti. Il cambiamento apportato è reversibile e permette la partecipazione alla blockchain anche a tutti quei membri che per diverse ragioni non accettano l’aggiornamento del proprio nodo.

Hard Fork
Irreversibile. È un cambiamento che non può essere cancellato. Ogni nodo e ogni membro della catena vengono obbligatoriamente spinti a riconoscere il cambiamento e devono, senza possibilità di replica o procrastinazione, accettare l’aggiornamento.

Bitcoin

Inutile che ci giriamo intorno, se oggi il termine e l’argomento blockchain è arrivato ad essere quasi mainstream lo si deve alla criptovaluta Bitcoin. Lo straordinario successo che ha ottenuto questo sistema ha permesso, nel bene o nel male delle critiche che si sono succedute, anche di affrontare tematiche nuove e tecnologie ancora sconosciute ai più.

Per usare e gestire i Bitcoin è sufficiente e necessario dotarsi di un’applicazione per il portafoglio Bitcoin che genera un “indirizzo Bitcoin” che può essere condiviso con chiunque.

L’intero sistema Bitcoin si basa su tecnologia blockchain.
Ogni transazione viene protetta da una chiave privata, una sorta di firma che garantisce effettivamente che lo scambio sia avvenuto. Successivamente la transazione viene accorpata ad altre transazioni. Validate e accettate da tutto il network, le transazioni diventano un blocco. Il blocco viene crittografato e diventa immutabile e immune ad attacchi informatici, quindi sicuro.

Il portafoglio serve all’utente semplicemente per capire la propria disponibilità di Bitcoin. Un Bitcoin, in parole semplici, è un file. Un wallet può ovviamente contenere più Bitcoin.

Fondamentalmente a livello di utilizzo e di percezione, il Bitcoin non presenta nessuna diversità con la moneta tradizionale. Se pensiamo alla diffusione enorme di carte di credito, bancomat e pagamenti tramite smartphone, è semplice constatare come i “soldi siano già diventati immateriali”, fluidi, invisibili, non “toccabili” con mano. Dov’è la rivoluzione e il grande cambiamento di Bitcoin? La vera rivoluzione dei Bitcoin è la struttura, è la blockchain. Risiede qui il vero cambiamento. La decentralizzazione e la distribuzione del controllo, della garanzia e della sicurezza sono il “nuovo”. Certo, è uno stravolgimento praticamente invisibile, ma tecnicamente è davvero l’inizio di una nuova era. Blockchain infatti è già utilizzata al di fuori di Bitcoin, è un protocollo che ha già invaso numerosi altri campi, non solo quello finanziario.

Utilizzare Blockchain come struttura per la circolazione di moneta virtuale è solo una delle possibili applicazioni di questa nuova tecnologia. La cosa più importante è capire che blockchain permette di scambiarsi qualsiasi dato in maniera facile e veloce. Ma cosa più importante è che è totalmente sicura e non necessita di intermediari o garanti.

Blockchain e IoT

Con IoT, Internet of Things, si intendono tutti gli oggetti reali che, grazie al fatto che possono connettersi ad Internet, si arricchiscono di nuove possibilità.
Forse è più chiaro con un esempio: un termostato permette di alzare o abbassare la temperatura del riscaldamento di una casa. Un termostato connesso alla rete, quindi appartenente al mondo IoT, permette di essere comandato da remoto, si può accendere o spegnere il riscaldamento a distanza e, fornendogli dati sulla geolocalizzazione della nostra persona, il termostato sarà in grado di capire in autonomia quando accendersi e quando, invece, spegnersi per risparmiare sulla bolletta.

La IoT ormai ha invaso qualsiasi oggetto delle nostre vite, creando un legame sempre più stretto tra vita reale e vita virtuale. Frigoriferi che fanno la spesa in autonomia, aspirapolveri che puliscono quando siamo fuori casa per non disturbare, videocamere di sicurezza che ci avvisano di qualsiasi spostamento in casa nostra sono solo alcuni esempi di Internet of Things.

Come si lega la blockchain con tutti questi oggetti connessi alla rete? È facile intuire che, se da una parte queste things semplificano e aiutano la nostra quotidianità, dall’altra aprono nuove questioni relative alla sicurezza e alla privacy.

La tecnologia blockchain è la migliore struttura di riferimento per l’operatività di tutti questi oggetti-intelligenti. La garanzia data dai protocolli, la generazione di fiducia e il rispetto della privacy che sottendono al sistema blockchain sono e saranno sempre più sfruttati negli ambienti IoT. Entro il 2020 è stato stimato che ci saranno più di 50 miliardi di dispositivi online, connessi, smart. Come pensiamo di gestirli e monitorarli? La blockchain rappresenta la più valida risposta a queste domande e con grande probabilità diventerà (laddove non lo sia già) un’applicazione chiave per tutta l’industria IoT, facendo della decentralizzazione la migliore arma per eliminare i punti di guasto delle reti di controllo tradizionali.

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